giovedì 23 dicembre 2010

Un veleno ad alto contenuto di profitti e di scarso o nullo contenuto nutritivo

Il consumo dei derivati animali sostiene ed incrementa il mercato della carne
Le mucche e le galline vengono sfruttate per produrre rispettivamente latte e uova; quando non sono più in grado di sostenere i ritmi produttivi imposti loro dall’uomo sono macellate per ottenere carne o lasciate morire di stenti perché troppo malate per diventare carne da macello.

Una mucca in natura vivrebbe 20 anni producendo solo 5-10 litri di latte al giorno per sfamare il suo piccolo; le mucche da allevamento invece non sopravvivono oltre i 5-6 anni, vengono ingravidate artificialmente mediante inseminazione artificiale ed anche trasferimento embrionale (pratica estremamente dolorosa tanto da richiedere obbligatoriamente l’anestesia epidurale per legge).
Tutto ciò per mantenere la lattazione per almeno sette mesi l'anno costringendole a produrre 30-50 litri di latte al giorno destinato al consumo umano, circa dieci volte volte la quantità necessaria per nutrire il proprio vitellino, che viene allontanato dalla mamma dopo 1-3 giorni dalla nascita per essere nel migliore dei casi venduto come “carne pregiata”, o nel peggiore lasciato morire perché inutile: un caso emblematico è rappresentato dai vitelli maschi delle bufale, la cui carne è ritenuta di scarso interesse economico, che vengono spesso lasciati morire di fame specie dai piccoli allevatori. Stessa sorte spetta alle galline ovaiole che vengono portate al macello dopo soli 2 anni di vita mentre i pulcini maschi (inutili perché non producono uova) vengono triturati vivi o lasciati morire accatastati in grandi mucchi.
A causa dell’alta produzione di latte cui sono costrette, le mucche sono in un continuo stato di “fame metabolica”, affinché il loro corpo provveda alle energie necessarie a tutte le loro funzioni. Inoltre, le mammelle sono così pesanti che il peso incide considerevolmente sulle zampe posteriori, danneggiandole gravemente. Sono molto frequenti i casi di zoppie riscontrati nelle mucche da latte.
Oltre al peso, altro fattore è costituito dall’insufficienza della lettiera sulla quale le mucche si sdraiano, e quindi a contatto diretto con il pavimento che causa loro abrasioni e infiammazioni delle articolazioni.
Altra patologia frequente delle mucche da latte è l’insorgenza di mastiti: dolorosa infezione batterica delle mammelle le cui cause principali sono costituite dalle macchine per la mungitura automatica e dalle scarse condizioni igieniche degli allevamenti.
Si ritiene che ogni anno siano utilizzate milioni di dosi di antibiotici per curare questa patologia, con enormi costi finanziari.
Ma il costo in dolore e sofferenza dell’animale non è quantificabile: tutte queste patologie contribuiscono in maniera determinante a privarli quasi totalmente di energie, tanto da non riuscire materialmente a rimanere in piedi, diventando quelle che comunemente vengono definite “mucche a terra”.

I cibi animali sono ricchi di grassi saturi, colesterolo, sale e proteine acide che favoriscono lo sviluppo di ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, malattie cardiovascolari, gotta, calcolosi renale, tumori ed osteoporosi. In altre parole i cibi animali per l'uomo sono un veleno ad alto contenuto di profitti e di scarso o nullo valore nutritivo.

Gli allevamenti animali sono la seconda causa di inquinamento ambientale perché producono enormi quantità di gas ad effetto serra (anidride carbonica,metano, protossido di azoto) e deiezioni da smaltire.



Poesia bellissima e mozzafiato
Intorno a noi la tragedia degli ultimi, ad ogni angolo, ogni attimo
impossibile essere felici

se hai gli occhi per guardare ciò che ti passa accanto,
se hai l’anima per sentire la loro disperazione
impossibile essere felici

un camion con tanti cavalli dagli occhi tristi oggi per sbaglio ha attraversato il centro della città
ieri sull’autostrada ammassati in un camion agnellini piangenti
sai bene dove sono diretti e non puoi che urlare la tua disperazione
sola, nell’indifferenza della tua specie
impossibile essere felici

è terribile essere vivi
non posso godere di nulla
ancora leggo e rileggo dell’impermanenza, ma non c’è consolazione,
né distacco da questa immane sofferenza senza fine, senza tregua
ed io soffro
confesso la mia angoscia

non si può essere felici neanche un istante
il boia lavora anche di notte, anche a natale
qual è il significato di queste vite rubate
qual è il significato della mia vita
se non posso fermarlo?

Susi


Una poesia non si valuta e non si cataloga. Si sente soltanto, al pari di una canzone. Piace o non piace.
Questa è una bellissima poesia. Grazie Susi.
Nessun altro commento, ma solo qualche pensiero aggiunto.
I camion carichi di anime viventi, senzienti e pensanti, siano esse appartenenti a porcellini ammassati all’inverosimile uno sull’altro, o a torelli e vitellini con la disperazione negli occhi, a pennuti e palmipedi scaraventati alla rinfusa nei cassoni, fanno davvero rabbrividire.

Poco importa se piove o se c’è il sole, se fa caldo o se gela, se di mattina o pomeriggio.
Si tratta sempre di trasferimento straziante verso un patibolo imposto, non cercato, non meritato, non benedetto e non approvato da nessuno, se non da inique e colluse leggi umane.
Una cosa orribile ed insopportabile.
Una cosa che provoca un profondo senso di ripugnanza e di ribellione in chiunque sia dotato di cuore, di anima e di intelletto. Violenza gratuita, sorda e allo stato puro.

Non si può essere indifferenti e insensibili alla tragedia che ci accompagna come una maledizione,
né tanto meno si può essere felici, sereni e sorridenti. Non si sa se ci sia più crudeltà o più idiozia in tutto questo. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, si usa dire.
Ma i mattatoi non stanno sulla Luna, si trovano a un passo dalle nostre case. Solo se ricopri le antenne, otturi i timpani e aggiungi il paraocchi, non riesci a vedere, a sentire, ad annusare.
Non si può fare finta di niente.

Ogni anima salvata dalle grinfie dei folli carnefici ha un valore ed un significato

Siamo dunque obbligati a non demordere. Dovessimo piangerci addosso e darci per vinti, aggraveremmo ulteriormente la situazione. E toglieremmo ogni speranza anche agli esseri in gestazione, a quelli non ancora nati, a quelli che non hanno ancora aperto gli occhi alla sinistra e cannibalesca luce del pianeta Terra. Ogni pulcino salvato, ogni coniglietto, ogni vitellino, ogni anatroccolo, ogni leprotto, ogni fagiano, ogni balenottero, ogni cucciolo di foca o di otaria, ogni essere vivente tolto alle grinfie della maleducazione, della barbarie e del cinismo umano ha un valore e ha un significato.

Diamoci dunque tutti da fare per togliere ogni supporto alle industrie della violenza, dell’eparina, sperimentazione, della vivisezione, della crudeltà e della morte. Boicottiamo i loro prodotti puzzolenti di marcio e di pus, oltre che di inanerrabili sofferenze causate ai nostri fratelli di sangue e di percorso.
Ne guadagnerà la nostra salute e il nostro spirito, ne guadagnerà l’aria, l’acqua e l’ambiente.
Diamoci da fare per cancellare la vergogna degli arpioni, degli ami, delle cartucce, delle reti e delle trappole. Diamoci da fare per cancellare la vergogna dei mattatoi, delle baleniere e delle doppiette.
(fonti: LAV Onlus 2007 - Valdo Vaccaro)

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