venerdì 16 aprile 2010

La pulizia del Fegato

(Terapia della dr.ssa H. Clark)
Questa procedura (N.B.: non è una terapia medica né una sollecitazione ad abbandonare terapie in corso) contraddice molti punti di vista della moderna medicina. Tuttavia va sottolineato che questi sono solo dei punti di vista che pretendono di essere realtà oggettive, mentre è di comune esperienza che diversamente la realtà si manifesta da sé e possiamo solo esserne testimoni, prendendone atto. Si pensa che i calcoli biliari si formino nella cistifellea, non nel fegato. Si pensa che siano pochi, e non migliaia. I calcoli non vengono collegati ai dolori, tranne nel caso di un attacco alla cistifellea o colecistite, conseguenza di un'ostruzione delle vie biliari. E' facile capire perché si pensi questo: nel momento in cui si ha una crisi acuta di dolore, alcuni calcoli effettivamente si trovano nella cistifellea, sono abbastanza grossi e calcificati da essere visti ai raggi X, ed hanno effettivamente causato un'infiammazione lì. Quando viene premurosamente rimossa la cistifellea dal medico, gli accessi acuti scompaiono, ma le borsiti con altri dolori e i problemi digestivi rimangono.
Le persone a cui è stata chirurgicamente tolta la cistifellea producono lo stesso tanti calcoli verdi, coperti di bile, e chiunque si metta a sezionare i propri calcoli espulsi col metodo della dr.ssa Clark (indolore) può vedere che i cerchi concentrici e i cristalli di colesterolo sono esattamente uguali alle figure di "calcoli biliari" che si trovano nei libri di testo.
Il ciclo di pulizia del fegato va eseguito diverse volte a intervalli di 2-3 settimane di distanza (non se si è malati o si stanno assumendo dei farmaci, in tal caso bisogna obbligatoriamente parlarne col proprio medico curante perche' vi possa consigliare al meglio) fino a quando spariscono i calcoli biliari nel materiale defecato. Il periodo migliore per eseguire la pulizia è in luna calante, perché è la fase che governa la parte bassa del corpo.
Per avere un idea, in tutto possono uscire anche 2000 calcoli!!
A volte i canali del fegato sono pieni di cristalli di colesterolo che non si sono ancora trasformati in sassi e si presentano come una schiuma marrone che galleggia nel WC formata da milioni di piccoli cristalli.
La pulizia del fegato non è affatto pericolosa. Nessuno è stato male, il peggio che può capitare è che non abbia effetto. Se accade, molto spesso è perche' il fegato contiene parassiti vivi e va eseguita preventivamente una cura antiparassitaria prima di rifare la pulizia. 

Per una buona preparazione e riuscita della terapia la settimana precedente mangia solo cereali, verdura e frutta, niente proteine (quindi no a carne, uova, latte/formaggi).

Cosa ho bisogno per un ciclo la pulizia del fegato?
- 4 bustine di sale Epsom (chiamato anche sale inglese, solfato di magnesio o MgSO4), le trovi in farmacia, sono un potente lassativo che ha la proprietà di aprire i dotti biliari.
- 0,125 L di olio di oliva extra (+o- un bicchiere da vino)
- 4 pompelmi rosa piccoli oppure 2 grandi, da spremere per almeno 0,17 L di succo (aiuta a coprire il gusto dell’olio di oliva ed è l'unico che riesce ad emulsionarsi con l'olio)
- 6 capsule di ornitina (aiuta a dormire - io non le ho mai prese -per pigrizia di cercarle- e ha sempre funzionato bene ugualmente)
- 1 contenitore da almeno ½ litro (tipo barattolo da marmellata) per miscelare l’olio di oliva con il succo di pompelmo (è possibile anche usare il mixer se disponibile)
Come si esegue la procedura per la pulizia del fegato?
Considera che devi stare a digiuno completo dalle 14 alle 14 del giorno dopo, quindi scegliete due giorni -soprattutto il secondo- in cui poter stare tranquilli in casa.
Per una buona preparazione e migliore riuscita della terapia la settimana precedente evitate le proteine animali (quindi niente carne, uova né latte/formaggi), solo cereali, verdura e frutta.
Il giorno X, previsto per la pulizia:
Mattina: Non assumere medicinali o vitamine che non sono assolutamente necessari, per non compromettere il risultato.
Colazione e pranzo leggeri, non assumere nessun grasso né proteine (albume).
Per esempio: fiocchi di avena, cereali con frutta, succo di frutta, pane e marmellata o miele (niente burro o latte), patate, pasta (senza uovo), riso, verdura. In questo modo la bile si può accumulare nella cistifellea portando con se una quantità maggiore di calcoli biliari al momento opportuno.
Importante: non variare più di 10/15 minuti la tempistica.
Se cambi la ricetta potresti aspettarti dei problemi. Il fegato è molto sensibile ai dettagli.
14:00:
Non mangiare e non bere più nulla.
18:00:
Bevi la prima bustina di sale Epsom sciogliendola bene in un bicchiere d'acqua fredda; per mitigare il saporaccio puoi spremerci del limone. C'è che si aiuta con la cannuccia, in modo che la soluzione vada direttamente in gola senza venire in contatto con la lingua così da sentire meno possibile il sapore amarissimo, personalmente preferisco mandar giù tutto molto velocemente con una bella sorsata. Dopo aver bevuto puoi sciacquare la bocca con acqua fresca e berne un paio di sorsi.
Lascia agire il sale e vai a svuotare l'intestino, anche più volte se ne senti il bisogno.
20:00:
Bevi la seconda bustina di sale Epsom (0,2 L). Cerca di non svuotare subito l'intestino, lascia agire il sale inglese per un po' e poi scaricati. E' probabile che dopo due dosi di sale inglese esca anche solo acqua, è normale, lo scopo è pulire bene il canale.
21:45:
Prepara il beverone: spremi i pompelmi (0,17 L di succo) e miscela il succo ottenuto con 0,125 L di olio di oliva e qualche goccia di limone (nel barattolo tipo marmellata, così puoi bere direttamente come se fosse un bicchiere).
Sforzati di andare al bagno un'ultima volta, dopo dovrai stare a letto fino alla mattina.
22:00:
Agita con forza la miscela olio-pompelmo oppure agitala con il mixer e bevi il tutto nei 5 minuti successivi (insieme alle 6 capsule di ornitina, se non le hai fa niente). Il sapore è quello di un succo di frutta.
Fondamentale: appena finito di bere la miscela, sdraiati sul letto con la pancia rivolta verso l’alto, con la testa leggermente rialzata. Il fegato lavora meglio da sdraiato. Tieni le braccia in alto dietro la testa in modo da aiutare la spinta sul fegato.
Ascolta quello che succede nel fegato (sulla parte bassa destra del tuo torace), il materiale biliare si sta spostando nell'intestino. Cerca di stare perfettamente immobile almeno 20 minuti in quella posizione. Addormentati tranquillo, non sentirai alcun dolore.
Per il risultato finale è importante riuscire a dormire. Se durante la notte dovessi avere urgente bisogno del bagno, vai pure ma se riesci è meglio aspettare al mattino seguente.
Il giorno seguente:
Appena sveglio, prendi la terza bustina di sale Epsom (0,2 L) non prima delle 6:00, se vuoi, poi puoi tornare a letto. Questa dose è quella che ti svuota l'intestino dai calcoli che sono stati espulsi dal fegato.
Quando ti sei svuotato l'intestino, se vuoi controllare cosa è uscito prendi un pentolino pieno d'acqa e versalo delicatamente più volte per pulire l'acqua nella tazza e osservare i calcoli (metti un guanto di lattice, lasciali asciugare sulla c.igienica e fanne una foto a memoria)
2 ore dopo, prendi la 4 e ultima bustina di sale Epsom (0,2 L) se vuoi, poi puoi tornare a letto. Può darsi (a me è successo così la 2a volta che ho fatto la cura) che ci siano ancora calcoli da espellere, anche in quantità maggiore.
Dopo altre 2 ore puoi ricominciare a mangiare. Inizia con del succo di frutta naturale, senza zucchero. Mezz'ora dopo mangia frutta. Un'ora dopo puoi mangiare del cibo normale, ma fai un pasto leggero.
Per cena ti sentirai completamente bene, molto più energico e la sensazione proseguirà nei giorni successivi.

lunedì 12 aprile 2010

Ciliegia, arancia e consumismo

(Di Enzo Baglieri, direttore della Unit Produzione e Tecnologia della Sda Bocconi)

Nel comune concetto di filiera corta, sostenibile ed etichette "bio" possono esserci equivoci.
Il timore di patologie di origine animale, un maggiore discernimento nell’acquisto di alimentari e il consolidamento di visioni identitarie e localiste hanno fatto maturare negli ultimi anni una forte sensibilità della domanda verso forme di consumo ‘sostenibili’. Ne sono nate in diverse regioni soprattutto del nord Italia iniziative tese a privilegiare i prodotti locali o a ‘km zero’, che hanno favorito la nascita di una rete locale a km zero e che inducono a pensare alla creazione di una apposita etichetta di ‘sostenibilità’. Nel 2008 queste iniziative hanno favorito l’approvazione ad es. della legge regionale Veneto n.7/2008, che prevede la presenza di alimenti legati al territorio, nelle mense di asili nido, scuole, ospedali, residenze per anziani e nei menù della ristorazione. Vanno però distinti i prodotti ‘locali’ e ‘legati al territorio’ dal concetto  ‘sostenibili’.
Il recente aumento di sensibilità verso il consumo “sostenibile” si è implicitamente tradotto nel recupero sia di modelli produttivi diversi dalla grande industria, sia del concetto di identità locale. Non esiste garanzia, tuttavia, che il prodotto locale sia per definizione sostenibile, poiché sono ormai rare le forme di produzione che non fanno ricorso a soluzioni meccanizzate e all’impiego di materiali ausiliari di sintesi (fertilizzanti, insetticidi, ecc.). Anche il cosiddetto “biologico” che è sostenibile se si associa a catene distributive molto corte e all’impiego di soluzioni logistiche (=trasporto) sostenibili, perde la sua sostenibilità quando la filiera si allunga  pur restando biologico, come ad esempio i prodotti "bio" della grande distribuzione. La nascita di nuove forme distributive quali i farmer market, i farm shop o la consegna a domicilio continueranno così ad alimentare la confusione tra il concetto di territorialità e di protezione del patrimonio locale e quello di sostenibilità, almeno fino all'introduzione di una formula oggettiva di certificazione della sostenibilità dei processi e delle tecnologie di coltura, allevamento, produzione e trasporto.
Negli ultimi 50 anni i metodi di coltura e allevamento tradizionali sono stati trascurati a vantaggio di una forte meccanizzazione dei processi produttivi, dell’utilizzo di sostanze di sintesi a protezione delle colture, della selezione delle varietà per la robustezza della coltura, l’aspetto estetico e la ‘trasportabilità’. Le prassi sostenibili dei nostri avi (come la combinazione tra allevamento animale e colture praticate per facilitare la chiusura del ciclo dei rifiuti di entrambe le produzioni, e l’adozione di sostanze naturali a protezione della coltura) non si adeguano con la richiesta di produttività che è seguita allo sviluppo dei grandi sistemi distributivi organizzati. 
Il risultato delle moderne tecniche colturali per far fronte alla domanda dei consumatori è, tra. l'altro, l'aumento di una domanda sensibile alla varietà e slegata dalla stagionalità del consumo. La soddisfazione della domanda si è tradotta però in una sostanziale globalizzazione della fornitura agro-alimentare e in una crescita del potere contrattuale della grande distribuzione.
Dal punto di vista della tutela del consumo, dunque, la questione non sta tanto nell'acquisto di prodotti locali quanto piuttosto nell'introduzione di un sistema che garantisca un'adeguata qualità degli stessi, dal momento che le tecniche colturali sono sostanzialmente le medesime della grande distribuzione, come abbiamo visto.
In ultima analisi, bisognerebbe riflettere sui modelli di consumo: finché il consumatore continuerà a voler comprare ciliegie in inverno e arance in estate sarà impossibile progettare sistemi di produzione, trasporto e distribuzione che siano implicitamente anche sostenibili.
(Fonte: Via Sarfatti 25)

venerdì 2 aprile 2010

I petrolieri finanziano la disinformazione sul problema clima: lo sapevate?

(Fonte: Qualenergia)
Soldi dei petrolieri continuano a finanziare la "disinformazione" sul problema clima. Cifre impressionanti a sostenere un’estesa rete di think-tank, scienziati e media. L’ultima prova in un’inchiesta di Greenpeace su Koch Industries, gruppo chimico-petrolifero poco noto al pubblico ma che è tra le più grandi società private statunitensi e mondiali (vedi allegato). Un dossier impressionante zeppo di cifre e casi di manipolazione.

Ad esempio, a gonfiare il “Climate Gate” - lo “scandalo” nato con alcune e-mail rubate da cui si desumerebbe la “malafede” di alcuni climatologi che avrebbero esagerato gli effetti del global warming (Qualenergia.it - Hacker negazionisti mentre il clima cambia davvero) – 20 organizzazioni sul libro paga di Koch.
E quel “lavoro scientifico” (Dyck, Soon et al, 2007 “Polar bears of western Hudson Bay and climate change" - in realtà un “punto di vista” e non uno studio peer reviewed) uscito nel 2007 e ampiamente ripreso dai media, in cui si diceva che i ghiacci dell’Artico si scioglievano più lentamente del previsto e che gli orsi bianchi non erano in pericolo? Finanziato da ExxonMobil, American Petroleum Institute e la Charles G. Koch foundation.

Insomma, il negazionismo è vivo e lotta …contro di noi. Solo si nasconde meglio ed è diventato più sottile. Certo, a parte le uscite fuori dal tempo di governi come il nostro o quello polacco: difficile dimenticare Berlusconi che dichiara che occuparsi di clima in tempi di crisi economica è “come se uno che ha la polmonite pensi a farsi la messa in piega” o la mozione negazionista di alcuni senatori di maggioranza” (Qualenergia.it - Cosa pensa il Governo dei cambiamenti climatici?).
Siamo in un'epoca in cui il fatto che i cambiamenti climatici siano un problema grave, causato dalle emissioni di CO2 antropogenica e da affrontare riducendo con decisione il gas serra è un assunto condiviso praticamente da tutti – tanto da essere la base da cui sono partiti i negoziati internazionali sul clima. Anche le grandi corporation del petrolio hanno ormai preso tutte ufficialmente le distanze dalle posizioni negazioniste del passato.

Eppure da vari think-tank continuano periodicamente ad arrivare report che minimizzano le conseguenze del riscaldamento, ne mettono in dubbio la responsabilità umana oppure fanno stime terroristiche dell’impatto economico che avrebbero le misure richieste per ridurre le emissioni. C’è ancora qualcuno che tira i fili?
Negli anni ‘90 ad orchestrare la campagna mediatica per negare il problema clima era la famigerata Global Climate Coalition, lobby che raccoglieva 75 grandi industrie legate in qualche modo ai combustibili fossili, tra cui Exxon Mobil, Shell, BP, Dupont, Chrysler, Chevron, General Motors e Good Year (Qualenergia.it - Negazionisti che sapevano di mentire). Con il passare degli anni l’azione della lobby era divenuta sempre più evidente e le posizioni negazioniste più difficili da sostenere apertamente: le aziende - BP e Shell prime fra tutte - avevano abbandonato l’associazione che nel 2002 si è sciolta definitivamente.

I soldi dei petrolieri però, a quanto pare, non hanno mai smesso di fluire verso le casse di chi produce “informazione” o “evidenze scientifiche” che mettano in dubbio l’urgenza di misure che li danneggino, come appunto quella di ridurre le emissioni. Le ultime prove arrivano appunto dall’inchiesta di Greenpeace. Si scopre ad esempio che Exxon Mobil, nonostante dichiari di aver “sospeso i finanziamenti a fondazioni le cui posizioni scientifiche distraggano dal dibattito su come il mondo possa ottenere in maniera ecologicamente responsabile l’energia necessaria alla crescita economica” - ha elargito negli ultimi 3 anni 8,9 milioni di dollari a fondazioni negazioniste.

Ma al centro del dossier di Greenpeace c’è come detto Koch Industries, gigante dai 100 miliardi di dollari l’anno di fatturato, attivo in 60 paesi, anche se relativamente sconosciuto al pubblico. Sono 24,9 i milioni di dollari che Koch, attraverso le sue controllate, ha speso dal 2005 al 2008 per finanziare i negazionisti. Contributi milionari ad una rete di fondazioni, centri studi e associazioni con un unico obiettivo: impedire o ritardare politiche di riduzione delle emissioni. L’elenco dei beneficiari contenuto nel dossier è lungo e impressionate.

L’“Hot Air Tour” negazionista organizzato negli Usa dalla Americans for Prosperity Foundation ad esempio è stato possibile grazie a oltre 5 milioni di dollari elargiti da Koch. La Heritage Foundation, think-tank che cerca di minimizzare il problema global warming e frena sulle politiche ambientali, di milioni ne ha presi uno, così come il conservatore, Cato Institute, in prima linea nel montare il “Climate Gate”. Al Manhattan Institute, che ha più volte ospitato conferenze della star negazionista Bjorn Lomborg, Koch ha regalato 800mila dollari. La Foundation for Research on Economics and the Environment, che sostiene che il riscaldamento globale sia inevitabile e, dunque, le misure per contrastarlo una spesa inutile, si è invece meritata 365mila bigliettoni da Koch, solo 5mila in più rispetto al Pacific Research Institute for Public Policy promotore di “An Inconvenient Truth…or Convenient Fiction”, il film fatto per contestare il famoso documentario di Al Gore, “An inconvenient truth”. Tax Foundation, think-tank da cui è uscito un report che metteva in guardia sui costi delle politiche ambientali volute da Obama, è stato invece finanziato da Koch con 325mila dollari.

Una rete notevole, anche perché si sta parlano solo della parte di finanziamenti alla luce del sole: quella che le fondazioni legate Koch sono obbligate a rendere pubblica. A tutto questo vanno poi aggiunti i soldi spesi per lobbying diretta verso i politici Usa: dal 2006 al 2009 per sensibilizzare senatori e deputati verso i propri interessi, Koch ha speso 37,9 milioni di dollari. Molto, ma meno di ExxonMobil (87,8 millioni) e Chevron (50 milioni).
L’arrivo alla presidenza di Obama, d’altra parte, ha segnato un’intensificazione delle attività di lobbying dell’industria delle fonti fossili, preoccupata dalle intenzioni ambientaliste del presidente democratico. Già nella primavera scorsa Usa Today riportava che utility e industrie legate all’energia avevano aumentato del 30% la spesa in lobbying rispetto all’epoca Bush. C’è solo da sperare che quei soldi non siano stati ben spesi. Anche se il tormentato iter della legge americana sulle emissioni – annacquata e ancora bloccata al Senato - farebbe pensare che, al contrario, l’investimento dei petrolieri stia dando i suoi frutti.

mercoledì 24 marzo 2010

Dal consumismo alla sostenibilità: il rapporto State of the World 2010

Trasformare la cultura del consumo sta diventando una necessità, non più solo uno stile di vita.
I problemi sociali ed ecologici con i quali ci stiamo confrontando dimostrano il fallimento della cultura del consumismo. Basata sull’individualismo, sulla massimizzazione dei profitti nel breve termine, e sulla convinzione per cui la realizzazione personale sta in ciò che si ha, questa cultura ha generato una quantità di problemi "apparentemente" insolubili: la crisi climatica, le ineguaglianze tra gli individui e gli stati e un’insopportabile infelicità legata al nostro stile di vita.
È quindi urgente un’inversione di rotta che conduca a una cultura basata sulla sostenibilità. I cambiamenti culturali avvengono però solo quando si sommano le spinte provenienti da una molteplicità di attori sociali: gli individui prima di tutto, ma anche la scuola e le varie forme di comunità, i media, l’arte, il mondo degli affari e la politica. Il rapporto State of The World 2010 esplora i confini di questa nuova cultura e ci presenta i suoi protagonisti, nella convinzione che un mondo più sostenibile è un mondo più sano, più giusto e, soprattutto, più felice.

Worldwatch Institute, fondato nel 1974, è considerato il più autorevole osservatorio sui trend ambientali del nostro pianeta. L’Istituto ha come obiettivo quello di favorire il passaggio verso una società sostenibile, in cui dare risposta ai bisogni umani senza minacciare la sopravvivenza dell’ambiente naturale e le prospettive delle generazione future. L’Istituto opera attraverso ricerche e studi interdisciplinari sui temi emergenti di interesse globale.

L’edizione italiana del famoso rapporto State of the World del Worldwatch Institute la si può acquistare qui, è curata da Gianfranco Bologna, docente alla Scuola di Specializzazione in gestione dell’ambiente naturale e delle aree protette (oggi laurea specialistica) all’Università di Camerino dove insegna gestione delle risorse naturali e sostenibilità dello sviluppo. Direttore scientifico e culturale del WWF Italia e segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei, ha scritto diversi libri sulla natura e sullo sviluppo sostenibile.

giovedì 18 marzo 2010

Elezioni regionali e programmi: no alla chimera nucleare, costosissima follia antieconomica

Hai pensato a cosa succederà se il futuro Presidente della tua regione appoggerà il ritorno al nucleare?
Come cambierà la tua vita quando ti ritroverai una centrale nucleare sotto casa? Se non vuoi scoprirlo, chiedi ai candidati alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo di dire NO al nucleare!
Con la legge 99/2009 il Governo sta provando a imporre la localizzazione delle centrali, schiacciando le competenze delle Regioni. Per questo, ben 13 Regioni hanno
fatto ricorso alla Corte Costituzionale.

È importante che i candidati alla carica di futuri Governatori prendano posizione contro il nucleare, prima delle elezioni del 28 e 29 marzo. Molti candidati - appoggiando o non opponendosi chiaramente e con fermezza ai piani nucleari del governo - collaborano a riportare il nucleare in Italia: sono i candidati nucleari.

Firma l'appello di GREENPEACE contro il nucleare: siamo già più di 69.000 a dire stop al nucleare!

Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace, spiega benissimo i motivi per cui il nucleare italiano è solo una chimera e perché è necessario abbandonare questa follia assoluta.
Ripassiamone i punti principali: innanzitutto la reperibilità della materia prima, l’uranio, che non cresce certe nei giardini delle nostre case e non risolverebbe in nessun modo il problema della dipendenza energetica.
A seguire lo smaltimento delle scorie radioattive, un problema mai risolto se pensate che ci stiamo ancora palleggiando con la Francia quelle prodotte dalle poche centrali attive fino alla metà degli anni Ottanta in Italia.

E infine, i costi. Come spiega bene Andrea nel video girato proprio all’interno della Rainbow Warrior, la nave di Greenpeace, il nucleare di terza generazione è tuttaltro che sicuro. Meno che mai economico. Un esempio eclatante è il cantiere di Olkiluoto, in Finlandia, dove la francese Areva sta cercando da quattro anni di costruire un reattore di terza generazione (Epr) con ritardi tuttora incalcolabili, problemi di sicurezza e crescita esponenziale dei costi. E non sanno per quando sarà pronto il reattore.

Se l'efficiente e organizzata Finlandia ha questi problemi da gestire, viene da domandarsi con preoccupazione cosa potrà succedere in Italia, dove comitati nimby (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile", indica un atteggiamento di protesta contro opere di interesse pubblico che hanno, o si teme possano avere, effetti negativi sui territori in cui verranno costruite) e problemi burocratici di tutt'altra risma rispetto a quelli finlandesi sono in grado di tenere bloccati cantieri per anni anche per realizzare impianti di modeste dimensioni e d'impatto ambientale assai meno problematico .

domenica 14 marzo 2010

Il frigorifero di Einstein ad assorbimento. Caratteristiche, vantaggi e possibilità

(Fonte: Genitronsviluppo)

Il progetto di Albert Einstein del frigorifero ad assorbimento è ritornato ultimamente d’interesse internazionale a causa dell’obbligo della riduzione degli agenti inquinanti, come la riduzione dei gas serra e con la possibilità di utilizzare energie alternative quali solare (il fotovoltaico), il biogas, i biocarburanti, ecc. ecc.
In Italia da oltre 30 anni Tiziano Luoni si occupa di questo sistema di refrigerazione che nel frattempo ha incrementato e sviluppato con applicazioni nei più svariati settori industriali e commerciali. Si tratta di refrigerazione ad assorbimento pura, cioè senza l’ausilio di pompe o altri strumenti con funzionamento elettrico. Dall’esperienza pluriennale di Tiziano Luoni nasce EuroFridge per realizzare apparecchiature di raffreddamento che possono funzionare con ogni tipo di alimentazione (AC, DC, Gas GPL, Metano, Petrolio, pannelli solari o fotovoltaici), come spiega “l’importante è avere una qualsiasi fonte di energia e di riscaldamento”.

* Caratteristiche e Vantaggi di un Frigorifero di Einstein ad Assorbimento

Una delle caratteristiche fondamentali dei frigoriferi ad assorbimento di Einstein è l’assoluta silenziosità e la durata nel tempo, in quanto in questi dispositivi non vi è la presenza di organi e meccanismi in movimento che con il tempo potrebbero logorarsi. La conseguenza è la possibilità di utilizzare i frigoriferi ad assorbimento in numerose situazioni in quanto si trova molto facilmente la possibilità di alimentarli senza problemi. “Abbiamo alcuni clienti che ci portano il loro frigorifero ad assorbimento, dopo 20 anni di vita, per una semplice revisione e così rimetterlo in funzione. E’ importante, per ottenere un prodotto di estrema qualità, seguire un determinato processo produttivo, utilizzare materiali specifici e soprattutto molto importante, la pulizia dell’ambiente di lavoro dove di frigoriferi di Einstein vengono prodotti.”

Altri ottimi motivi per scegliere un frigorifero di Einstein ad assorbimento riguardano:

1. Alimentazione anche ridotta. Funzionamento ottimale anche con alimentazioni ridotte. La giusta alimentazione fornirà la massima efficienza.
2. Basso costo di manutenzione. I frigoriferi ad assorbimento funzionano senza parti meccaniche in movimento evitando così l’usura. La ridotta necessità di assistenza tecnica non richiede parti di ricambio. L’unico inconveniente può essere dato dalla resistenza, ma visto il montaggio estremamente semplice, sostituirla occorreranno solo pochi minuti.
3. Resistenza e vita molto lunga. L’uso di materiali di estrema qualità assicura prestazioni durevoli nel tempo.
4. Certificazioni riconosciute. I gruppi ad assorbimento montati sugli elettrodomestici sono stati approvati e certificati in tutti i paesi.

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* Composizione di un Gruppo ad Assorbimento

I frigoriferi di Einstein con il suo gruppo ad assorbimento si compone di 5 parti essenziali:

1. Caldaia. Dove inizia l’intero ciclo, dove viene installata la fonte di calore (resistenza elettrica, bruciatore biogas, bruciatore biocarburanti, ecc. ecc.) e dove la soluzione di acqua ed ammoniaca inizia il circolo.
2. Condensatore. Dove avviene la separazione dell’acqua dalla ammoniaca, e dove la stessa si immette nell’evaporatore.
3. Evaporatore. Dove l’ammoniaca quasi pura incontra il gas ed evapora sottraendo calore all’ambiente esterno, cella frigorifero, freezer ecc.
4. Assorbitore. Dove l’acqua utilizzata per trasportare l’ammoniaca assorbe calore per ridurre la sua temperatura.
5. Serbatoio. Dove l’acqua e l’ammoniaca, dopo aver compiuto il loro intero ciclo, si ritrovano, si miscelano ed entrano in caldaia per ricominciare a circolare nuovamente.

* Produzione e Specifiche di un Frigorifero ad Assorbimento

Tutti questi componenti devono essere costruiti rigorosamente in un acciaio speciale, altrimenti l’ammoniaca intacca e corrode il metallo. Tutti i tubi vengono saldati assieme, provati ad una pressione almeno doppia rispetto la pressione di lavoro e testati in una vasca con un prodotto antiossidante per verificare la tenuta di tutte le saldature. Una volta passati tutti i controlli di pressione e realizzato il sistema (assorbitore, condensatore e caldaia) viene fatto un collaudo visivo affinché si possa verificare se l’apparecchiatura funzioni ed un periodo di una decina di giorni di riposo entro i quali si ha la certezza che in caso di perdita di qualche saldatura, questa venga segnalata con una fuoriuscita di ammoniaca.

“Trascorso questo periodo, il gruppo ad assorbimento è pronto per la verniciatura, fase finale e molto importante. La verniciatura deve essere compiuta con un metodo che protegga necessariamente l’acciaio dalle ossidazioni, in conseguenza del fatto che il frigorifero di Einstein è soggetto al formarsi e allo sciogliersi del ghiaccio. L’evaporatore in particolar modo deve essere assolutamente protetto per ogni eventuale ossidazione che col tempo potrebbe compromettere il buon funzionamento.” continua Tiziano Luoni.

“Normalmente chi utilizza frigoriferi ad assorbimento nel campo della refrigerazione, per agevolare e aumentare la possibilità di raffreddamento si serve di estrusi in alluminio che permettono di raggiungere rapidamente le temperature desiderate e di mantenerle per parecchio tempo. Il frigorifero di Einstein ad assorbimento è anche più semplice da montare rispetto ad un convenzionale sistema di refrigerazione, in quanto non c’è nessun collegamento fra l’interno frigorifero ad assorbimento e la macchina esterna, quindi essa può essere completamente montata in un secondo tempo. Tutti i mobili hanno un percorso a sé ed i gruppi ad assorbimento possono essere istallati in seguito. In caso di mancato funzionamento possono essere riparati, chiaramente solo da personale competente.”

Una volta terminato il frigorifero ad assorbimento deve essere collaudato ancora completamente come si fa con tutte le apparecchiature e verificarne il buon funzionamento in ogni sua parte. E’ anche fondamentale prestare molta attenzione agli spessori degli isolamenti dei frigoriferi ad assorbimento in quanto normalmente i tempi necessari per abbassare le temperature sono più lunghi ed è necessario contenere più possibile il freddo che si è creato utilizzando isolamenti maggiorati.

mercoledì 10 marzo 2010

Rinnovabili, quel treno che l'Italia rischia di perdere

(Fonte: Qualenergia)
Una trasmissione, Presa Diretta su Rai3, che vale più di tanti convegni e documenti: un crudo confronto fra paesi in cui si spinge in ricerca e investimenti nelle fonti rinnovabili e paesi, come il nostro, in cui ancora manca la vera convinzione che questa sia una grande opportunità economica, sociale e ambientale. E’ possibile rivedere la puntata on line.

“Sole vento alberi”, un trinomio semplice, naturale, ma che significa per alcuni paesi sviluppo di know-how, ricerca, business, un modello di energia e, quindi, di società nuova, non più basata su fonti fossili e nucleare. Questi tre “elementi” sono il titolo della puntata di “Presa Diretta” su Rai3, la trasmissione d’inchiesta giornalistica curata da Riccardo Iacona, andata in onda domenica 7 marzo (vedi video della puntata, in basso).
Finalmente in prima serata nella Tv nazionale spuntano le idee, tristemente anestetizzate da una televisione sempre più becera e occupata da una politica capace solo di perpetuare sé stessa e ormai senza più progettualità.

L’esempio della Germania, con l’entusiasmo dei suoi ricercatori, imprenditori e cittadini per il solare, l’eolico e le biomasse lasciano, anche a chi queste cose le vive e le conosce da tempo, un “inquietante” senso di speranza.
Avere la conferma che in Europa c’è qualcuno che stia puntando le sue migliori risorse umane su un futuro giudicato ormai “ineludibile”, potrebbe certamente essere un buon viatico per le migliaia di giovani e di professionisti che in Italia credono e lavorano in questi settori, ma al tempo stesso lascia l’amara impressione che il nostro ritardo stia diventando ogni anno più incolmabile.

In Germania, a differenza che da noi, ci troviamo di fronte ad uno scenario ideale: una politica nazionale e locale che, con approccio bipartisan, ha compreso la portata della ricerca e degli investimenti in questi comparti a tutti i livelli; un processo che per osmosi viene assorbito dai cittadini e rinvigorito da questi. Obiettivi importanti (addirittura 60 o 100% di rinnovabili neanche troppo in là nel tempo), inimmaginabili solo pochi anni fa, sono gli orizzonti di tanti imprenditori e politici.

Il confronto con la spossante realtà italiana, passata e presente, diventa stridente: il furto del CIP6/92 (circa 40 miliardi di euro sottratti alle vere fonti rinnovabili da grandi gruppi industriali), l’ottuso ostracismo degli enti locali per impianti rinnovabili piccoli e grandi, le mani della mafia sugli incentivi, imprenditori in sofferenza per i ritardi della burocrazia, l’eccesso di leggi e regolamenti, alcuni non ancora applicabili. Se anche da noi questo treno si può dire partito, ha però ancora il freno tirato, perché non è entrato nella cultura e nella testa di chi decide e di chi tiene le redini dell’energia in questo paese. E’ vero, nel nostro paese gli incentivi alle rinnovabili ora sono molto interessanti, ma se manca questa convinzione e soprattutto una “visione”, non si avrà mai quel giusto sostegno alla ricerca e una vera ed organica politica industriale che non ci faccia rischiare di perdere questa opportunità.

Se da una parte è incoraggiante che questo cambiamento può essere nelle mani di chi ci crede e di chi ci investe (l’esempio Germania), dall’altra, in Italia, si assiste spesso all’umiliazione di tante competenze ed è forte la percezione che mai come adesso servirebbe una nuova classe dirigente, perché, come dice il vecchio adagio, chi è stato la causa del problema non può essere colui che è in grado di risolverlo.

Comunque non credo che ci faremo incantare da un’idea di futuro, già vecchio, rappresentato dall’inganno del ritorno al nucleare, che già tanto tempo e risorse ci ha fatto perdere sulla strada del sole, del vento e degli alberi.

LA PUNTATA DI “PRESA DIRETTA“: SOLE VENTO ALBERI (durata: 1h 32′)

LB

Farmwille non è più esclusiva di Facebook, accordo anche con Microsoft per Live Messenger

Farmville non è più un’esclusiva di Facebook. Da qualche giorno infatti il gioco che attira oltre 80milioni di utenti del web è arrivato anche su Msn Games grazie ad un accordo stipulato con Zynga.

Ma se la Microsoft non è voluta rimanere a guardare il successo che sta riscuotendo Farmville sul social network ideato da Zuckeberg, nemmeno quelli di Zynga sono rimasti con le mani in mano.
Messi da parte i regali di San Valentino, sui campi sono arrivati gli oggetti preziosi da raccogliere per tutto il mese in occasione della festività di San Patrizio. SI tratta di monete, oggetti dorati, gioielli che dovrete raccogliere all’interno di un pentolone. Il sistema è identico a quello che era stato scelto per l’iniziativa di San Valentino e a dirla tutta i regali non sono nemmeno così originali.
Altra novità, sicuramente più interessante riguarda la benzina che serve per alimentare i trattori che velocizzano il lavoro nella fattoria. Le taniche di “Fuel” adesso possono essere trovate fertilizzando i campi dei vostri vicini e qualcosa potrete trovarla anche tra le vostre zolle, da condividere con il popolo di Farmville.

Per rimanere costantemente aggiornati sullo stato della vostra fattoria è arrivata poi la Farmville Toolbar che, installata nel vostro Browser, vi permetterà di conoscere lo stato delle vostre piantagioni anche se state navigando su altre pagine. Da qui avrete accetto anche a tutte le novità che riguardano il mondo di Farmville.

Dalla Rete arriva poi la smentita di una versione a pagamento del gioco. Dal 31 marzo sarà infatti disponibile la versione Beda di Farmville e si era letto che il gioco sarebbe stato a pagamento, grazie ad un canone mensile di poco più di quattro euro. La notizia è stata prontamente smentita. Il gioco sarà online nella versione Beta ma sarà completamente gratuito, come è stato fino ad adesso.

Teresa Vola

lunedì 8 marzo 2010

Additivi alimentari: obbligo di informazione dei consumatori, fino al 31/12/2010

Il Ministero della Salute, con ordinanza 29/01/2010 (in G.U. n. 40 del 18/02)ha stabilito l'obbligo di informazione da parte degli operatori del settore della ristorazione, sull'aggiunta di additivi e di miscele di additivi nelle preparazioni da loro effettuate, così come dell'eventuale presenza di allergeni negli additivi e miscele di additivi impiegati.

MINISTERO DELLA SALUTE, ORDINANZA 29 gennaio 2010
Misure urgenti in merito alla tutela della salute del consumatore con riguardo al settore della ristorazione. (10A02089) - (GU n. 40 del 18-2-2010)

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto il testo unico ...[omissis]...
Considerato che l'Autorita' sanitaria, nell'ambito di controlli effettuati nel settore della ristorazione ha accertato la presenza e l'utilizzazione di additivi e miscele di additivi etichettati in modo non conforme alla normativa vigente in materia e, comunque, in modo tale da poter costituire un rischio per la salute pubblica;
...[omissis]...
Considerato, in particolare, che l'assenza delle istruzioni per l'uso sull'etichetta degli additivi, delle miscele di additivi alimentari e ingredienti impiegati nella ristorazione puo' comportare un rischio per i consumatori con esigenze dietetiche particolari;
Considerato che l'impiego degli additivi alimentari deve presentare vantaggi e benefici per i consumatori;
...[omissis]...
Ritenuto necessario introdurre disposizioni urgenti nel settore della ristorazione con particolare riguardo alla detenzione e all'impiego di additivi e miscele di additivi alimentari;

Ordina:

Art. 1
1. A chiunque operi nel settore della ristorazione e' fatto divieto di detenere e di impiegare additivi e miscele di additivi alimentari per i quali la normativa vigente ha stabilito campi e dosi massime di impiego, fatto salvo l'impiego di edulcoranti, a condizione che sia garantita la corretta informazione.
2. L'impiego, da parte degli operatori di cui al comma 1, di additivi alimentari e loro miscele, per i quali la normativa vigente non ha stabilito campi e dosi massime, e' assoggettato alle disposizioni dell'art. 5 del regolamento (CE) n. 852/2004 nonche' all'obbligo di informazione del consumatore.
3. A chiunque operi nel settore della ristorazione e' fatto divieto di detenere e di impiegare sostanze in forma gassosa ad eccezione degli additivi alimentari di cui al comma 2, fermo restando le norme vigenti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Art. 2
1. Chiunque operi nel settore della ristorazione deve assicurare la corretta informazione ai consumatori sull'aggiunta di additivi e di miscele di additivi nelle preparazioni alimentari dallo stesso effettuate.

2. Chiunque operi nel settore della ristorazione deve informare il consumatore sull'eventuale presenza di allergeni di cui al decreto legislativo n. 114 del 2006, di cui alle premesse, negli additivi e miscele di additivi impiegati.

3. Le informazioni di cui al comma 1 devono essere rese immediatamente disponibili a richiesta dell'Autorita' sanitaria. La presente ordinanza ha validita' sino al 31 dicembre 2010 e, inviata alla Corte dei conti per la registrazione, entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 29 gennaio 2010.
Il Ministro: Fazio

Registrato alla Corte dei conti l'11 febbraio 2010.
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 2, foglio n. 45.

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